Vaccinazioni, obbligo o raccomandazione?

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Vaccinazioni, obbligo o no?
Vaccinazioni, il dottor Jenner

Obbligo di vaccinazione per i bambini che si iscrivono a scuola? Il governo sarebbe intenzionato a varare un provvedimento che impone di vaccinare i bambini per poterli iscrivere a scuola.

A provocare il dibattito anche i dati, che non sono proprio rassicuranti: il Ministero della Salute insieme all’Istituto Superiore di Sanità diffonde un bollettino settimanale e i numeri di caso di morbillo, per esempio, sono arrivati quasi a 2000 nel 2017, in forte incremento rispetto all’anno scorso. La stragrande maggioranza dei casi di morbillo ovviamente riguarda persone – soprattutto bambini – non vaccinati.

Per esempio in Romania

C’è anche da dire che l’Italia non è messa peggio di altri Paesi europei. Per esempio è messa molto meglio della Romania – dove pure la vaccinazione per il morbillo sarebbe obbligatoria. E anche in altri Paesi, come la Germania o il Belgio – i casi sono numerosi, in forte aumento rispetto all’anno scorso. I dati sono diffusi dall’European Centre for disease prevention control.

A proposito di Romania è di grande interesse questo studio, commissionato dall’Unicef nel 2013, sulla crescita dei sentimenti anti-vaccinazioni in Europa orientale, in Paesi che qualche lustro fa avevano livelli ottimi di copertura e che nel corso degli ultimi anni hanno visto scendere drammaticamente questi livelli. Lo scientismo che regnava nella ex area di influenza sovietica funzionava egregiamente, verrebbe da dire. Ora che il socialismo non c’è c’è libertà di informarsi ovunque, e di diffidare di chiunque.

Ma torniamo a noi

Per quanto riguarda l’Italia non si tratta di una vera novità perché chi ha più di 40 anni ricorda benissimo di aver fatto le vaccinazioni da bambino. Solo che negli ultimi venti anni si è affermata – non solo in Italia – la scelta di dare la precedenza al diritto all’istruzione e di agire contemporaneamente per fare in modo che le vaccinazioni fossero fortemente raccomandate.

E’ bene chiarire che non è solo in Italia che funziona così. In Europa per diversi tipi di malattia ci sono diverse scelte di politica pubblica: la vaccinazione può essere obbligatoria per la polio in Germania, Francia e Italia e raccomandata in Svezia.

Può essere obbligatoria per la pertosse in Polonia e “solo” raccomandata in gran parte d’Europa. Può essere solo raccomandata nel Regno Unito, dove non esiste obbligo. Il vero obiettivo è il tasso di copertura della popolazione, cioè la capacità da parte dello Stato di convincere i propri cittadini informandoli.

Questo studio dimostra che non c’è correlazione tra l’obbligo di vaccinazione e il tasso di copertura della popolazione che si dovrebbe vaccinare. Che ci sono molti fattori che influiscono, incluse le difficoltà di accesso al sistema sanitario.

Per esempio tre Paesi molto vicini come Estonia, Lituania e Lettonia hanno politiche diverse sull’obbligo e livelli più o meno simili sul tasso di vaccinati. Anzi, la Lettonia dove è obbligatorio vaccinarsi ha una media di vaccinati più bassa degli altri due.

La materia non è semplice e non si presta né agli slogan né alle urla. E’ comprensibile e condivisibile la preoccupazione di chi amministra la Cosa Pubblica quando si apprende di infermieri che non somministrano vaccini o di medici che ne propagandano il boicottaggio.

Ma è anche bene discutere in profondità del tema, come ha fatto Ivan Cavicchi in questo articolo di qualche settimana fa su Il Manifesto, che ha ricordato come la nostra Costituzione vieti l’obbligo di trattamenti sanitari. Un principio giustamente rivendicato per sostenere il diritto di disporre della nostra morte che forse dovrebbe valere anche per la nostra vita.