Fiorani, il cactus e Berlusconi

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Gianpiero Fiorani e il suo cactus
Gianpiero Fiorani, oggi

Che c’entrano Fiorani e Sorrentino? C’entrano per via di un cactus.

Banca Antonveneta, prima della grande crisi economica che ha travolto gli Usa e l’Europa dal 2007/2008, era molto ambita. Talmente ambita che il Monte dei Paschi di Siena, per comprarla, sborsò 9 miliardi di euro. Anzi, costò quasi il triplo, come poi si è capito.

Prima, però, Antonveneta era stata comprata dal gruppo Abn Amro, un gruppo olandese. A tentare di contendere l’acquisto di Antonveneta ai perfidi olandesi era stato un gruppo di banchieri italiani capeggiati da Gianpiero Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, che nel frattempo era diventata Banca Popolare Italiana.

Il tentativo dei “furbetti”

Per tentare di scalarla, Fiorani chiese aiuto ad Antonio Fazio, allora Governatore della Banca d’Italia, cui era molto vicino. E chiese aiuto a Silvio Berlusconi, che all’epoca era Presidente del Consiglio. Forse ricorderete la vicenda anche per un’altro tentativo di scalata dello stesso periodo, quello a Bnl da parte anche dei cosiddetti “furbetti del quartierino”.

Fiorani ha scontato qualche anno di carcere e da un paio d’anni è tornato a fare l’imprenditore. Non vive in povertà, anche se ha dovuto risarcire di oltre 30 milioni di euro la Banca Popolare di Lodi per il tentativo fallito su Antonveneta.

Comunque questa premessa è solo un pretesto per ridere un po’.

E’ in preparazione un film di Sorrentino su Berlusconi e certamente il regista avrà avuto modo di farsi raccontare la storia che stiamo per raccontare, anche perché se ne parlò abbastanza e sicuramente Travaglio (di cui chi scrive non ha letto i libri né visto gli spettacoli) l’ha usata da qualche parte.

Però, visto che Sorrentino ha detto che fa il film perché Berlusconi è un “archetipo dell’italianità”, l’archetipo che raccontiamo con questa storia potrebbe essergli utile. Casomai i cronisti che l’hanno raccontata se ne fossero scordati.

La storia inoltre per una volta non viene da intercettazioni telefoniche, che in questo piccolo giornale non vedrete mai pubblicate (l’avevamo deciso prima de Il Foglio). Si tratta infatti di una intervista che chi scrive vide in tv, un vero e proprio pezzo comico.

Il pezzo del cactus

Fine della premessa. Lasciamo parlare i protagonisti, ovvero Fiorani e il suo intervistatore, che era Paolo Mondani di Report. Fiorani racconta che nell’estate del 2004 va in Sardegna da Berlusconi per parlargli del suo progetto di scalata di Antonveneta.

“Allora, quando uno va da Berlusconi, cosa gli regala a Berlusconi? Ha tutto! Cosa gli si può regalare? Niente! Gli porti un cactus, sapendo la sua passione per i cactus. Mi pare 2 mila 400 euro di questo qui”. Mondani chiede: “2.400 euro di cactus???”. E Fiorani: “Eh, ma il cactus costa… è una cosa importante”

M. Ma chi lo trasportava, Lei, sua moglie e…

F. … e il senatore Grillo (senatore di Forza Italia all’epoca ndr). Scendiamo dal molo, chiedo alle guardie del corpo di Berlusconi: ‘Guardi c’è questo cactus da portare al Presidente del Consiglio’ e loro mi rispondono dalla loro altezza: ‘Prego!’ Il ‘Prego!’ voleva dire prendersi in mano sto cactus, portarlo su in una rampa di 300 metri d’altezza… il 10 d’agosto!

M. Quanto poteva pesare quel cactus?

F. 42 chili. Arrivo in questa stanza, gentilmente mi offrono un aperitivo, ed io cosa faccio? Mi spoglio. Perché? Perché aspettavo che il cactus a questo punto facesse il suo effetto e quindi il sudore nel frattempo si assorbisse.

M. Ma Berlusconi nel frattempo era arrivato?

F. Non era ancora arrivato. Io ad un certo punto mi tolgo la camicia, la metto davanti al termoconvettore, mi abbasso i pantaloni e li metto davanti al termoconvettore…

M. Cioè lei stava in mutande, diciamo così?

F. Stavo in mutande, con le scarpe bianche. A questo punto vedo mia moglie sul divano sulla destra, con sguardo preoccupato che guarda la porta d’ingresso. Io pensando fosse il domestico che portasse gli aperitivi, non faccio neanche una piega, e invece no, invece era il Presidente del Consiglio. Allora mi giro…”

A questo punto Fiorani si gira e pensa di dire una battuta:

“Vede Presidente, così mi ha ridotto Tremonti”, mi ricordo ancora la frase”. 

La battuta non è all’altezza del pezzo comico.

Doveva fermarsi a quando si gira e vede Berlusconi. Ha sbracato sul finale.