Volete ingannare il riconoscimento facciale? Indossate HyperFace!

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Hyperface

Siamo sorvegliati, siamo riconoscibili, veniamo taggati ovunque. Nelle foto dei nostri amici, nelle foto scattate dai turisti, nelle videocamere di sorveglianza delle nostre città veniamo riconosciuti e segnalati.

I software di riconoscimento facciale non si limitano a farci riconoscere (e taggare) i nostri amici nelle raccolte fotografiche condivise via social ma ci attribuiscono percorsi, spostamenti, azioni.

Forse non tutti vogliono essere riconosciuti da un qualche software mentre passeggiano con la propria fidanzata o mentre mangiano un gelato.

Certo se pensiamo alle utilizzazioni riferite alla sicurezza non ci sembra poi così male avere a disposizione un software che riesce a seguire i movimenti di sospetti o di autori di crimini.

Nei telefilm e nei film scopriamo come sia possibile attraverso le scansioni delle telecamere di sicurezza di negozi, autostrade, banche tracciare dei percorsi che inevitabilmente portano alla cattura di questo o quell’altro terrorista.

Vista in questa prospettiva la faccenda non è poi così male, no?

Ma cosa succede se le intenzioni di coloro che manovrano questa Macchina non fossero del tutto trasparenti o benevole?

Facciamo degli esempio calati nella realtà: Amazon (il colosso di vendita online) ha di recente iniziato ad aprire dei negozi reali, fisici, il primo in Europa è a Londra e si chiama AmazonGo.

Bene, in questo negozio non ci sono prodotti fisici ma c’è la possibilità di ordinarli usando dei terminali.

I visi dei clienti però vengono acquisiti dal sistema, per poterli associare al profilo di consumo.

In pratica quando il cliente ritornerà nel negozio, il negozio stesso lo riconoscerà e saprà di che cosa, di solito, quell’individuo ha bisogno e cosa andrà ad ordinare.

Il riconoscimento facciale di Facebook, e l’intelligenza artificiale che c’è dietro, si comporta allo stesso modo: associa dei visi a dei profili e quindi delle persone alle proprie abitudini, incrociando le preferenze con le azioni e le idee espresse sulla piattaforma.

Inizia ad essere un po’ inquietante? Pensate di essere seguiti da occhi elettronici invisibili? Beh forse siete paranoici e forse no.

Qualcuno però sta iniziando ad agire contro questi software e contro i sistemi riconoscimento facciale sparsi nel mondo fisico ed in quello virtuale.

Uno su tutti? Un artista che opera e vive a Berlino: Adam Harvey.

E’ suo il progetto HYPERFACE.

La sua idea è quella di sommergere i sistemi di riconoscimento facciale con una montagna di falsi positivi e false “facce” in modo tale da rendere impossibile al software stabilire quale sia un viso e quale no.

Il tutto viene stampato come un normale tessuto e viene (nelle intenzioni) utilizzato per farne magliette, foulard, bandane, indumenti, rivestimenti.

Indossando una maglietta HyperFace e facendosi fotografare i sistemi di riconoscimento facciale non troverebbero più dei punti di riferimento certi nel vostro viso (occhi, naso, bocca, etc) perché sarebbero ingannati dai segni stampati sul tessuto della vostra tshirt.

Il gioco è fatto! Non verreste più taggati né riconosciuti.

Il progettista spiega il suo metodo come un semplice sovraccarico di sistema per il software. Adfam Harvey infatti dice: “Io semplicemente do al sistema quello che vuole: elementi associabili ad un viso, sovrapponendo la visione delle false “facce” a quella della faccia reale.” .

Prima di definire tutto questo una follia nerd sappiate che ci sono studi e ricerche in tutto il mondo che partono proprio dal riconoscimento facciale per arrivare fino alla “predizione” delle tendenze criminali (con buona pace di Lombroso).

Dei ricercatori dall’Università Jiao Tong di Shangai rivelano che attraverso le loro ricerche sono in grado di riconoscere delle tendenze criminali dall’angolazione delle labbra, dalla distanza oculare o dall’angolo naso-bocca.

Certo è una prospettiva fantascientifica e paranoica immaginare un futuro dove siamo tutti catalogati ed inseguiti per mezzo del riconoscimento del nostro viso, ma forse è ora di iniziare a pensarci un po’, la prossima volta che vi farete un selfie e lo condividerete su istagram.