Il giornale che vogliamo

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Che l’Italia sia al 77° posto per la libertà di stampa è sotto gli occhi di tutti.

Libertà è una parola agognata, ma ancora lontana da essere concretamente applicata in un paese così giovane e, democraticamente, provato da un susseguirsi di governi che, quotidianamente, devono rifugiarsi nelle promesse per galleggiare con sempre risicati consensi.  Si aprono, così le porte a movimenti che cercano con affanno di voler governare, avendo come alleato costante, la critica al passato, spesso senza precisi programmi politici.

Il lassismo, l’atteggiamento omertoso ed i fenomeni di corruttela, quali elementi costanti nella normale attività della pubblica amministrazione, si risolvono in una ritorsione nei confronti del “suddito-cittadino”, gravato da una burocrazia sempre più pesante e stressato da una pressione fiscale alle stelle e da miseri stipendi.

Si spiega così la moltiplicazione degli episodi che quotidianamente viviamo: uno per tutti, la spesa nei cassonetti. Infatti, sono diversi anni che molte persone fanno la spesa nei cassonetti della spazzatura, tentando la fortuna, non col gratta e vinci, ma riuscendo a consumare un pasto che altri hanno buttato via!

L’immigrazione crea zolle di speranza e di disperazione, entrambi avvolti nel mistero di un futuro; una reciprocità messa a dura prova dalla capacità di adattamento ed integrazione. Incertezza del presente come minaccia di una inesistente stabilità.  Una giustizia che fatica a trovare un equilibrio, un caos provocato sempre più dalla difficoltà oggettiva del giusto processo, dalla inesistenza di Leggi certe e dal complesso colloquio tra le parti in causa.

Ecco allora che oltre dieci milioni di compaesani italici si sono improvvisati ad essere fotografi del mondo che li circonda e, molti di loro, sono diventati cronisti. Oggi c’è una parola d’ordine costante: denunciare. È proprio per venire in soccorso della fame di una giusta democrazia, ogni giorno ci regalano arresti ed indagini, per mettere alla gogna il colpevole e, dissetare la sete della rabbia, della vendetta in nome della giustizia sociale. Ma sono molti i morti che avvolti nel mistero, non hanno ancora pace, visto che non si è mai saputo né chi li ha uccisi, né perché.

Il Paese è sempre alla ricerca di colpevoli: li vuole processare, quindi, condannare e far marcire nella fredde celle di un carcere, buttando le chiavi.  Spesso ci accontentano. Ma nessuno in cuor suo vuole tutto questo. Un modo per cambiare c’è, ed anche un modo per risorgere; tutti sappiamo che esiste e che possiamo risorgere. La melanconia del passato, l’incertezza del presente e forse l’ansia del futuro, oggi globalizzato, ci ha fatto dimenticare i parametri della Costituzione, il fondamento del Lavoro, del diritto alla Salute ed alla vera Giustizia: tutti questi diritti sono chimere e non più certezze. Treni che si scontrano, terremoti che strappano vite umane, nella costante paura quotidiana e nella consapevolezza che si poteva e doveva fare qualcosa che non si è fatto. All’orizzonte una offuscata e gridata voglia di cambiamento per non far cambiare nulla. Viviamo nel dramma che dobbiamo difenderci, da ogni cosa, dalle truffe, dai terroristi, dai compagni di viaggio e dal marito o dal fidanzato che, dopo averci amato, forse ci uccide, se non si limita a buttarci addosso l’acido. Bambini che sono adulti già appena nati ed altri che non cresceranno mai. Prevenire è meglio che curare. Ma ormai molti hanno abbandonato le cure, il governo non può far fronte agli sprechi e, per colpa di pochi, l’incapacità di controllare, penalizza chi ha bisogno di cure.  Ma è così pure sulla possibilità di fare transazioni per contanti. Siamo tutti riciclatori e per evitare che ci prestiamo al riciclaggio, siamo costretti a creare nuovi profitti per le banche, usando carte di credito o di debito. In un paese dove non esistono casinò, (perché poi ci renderebbero poveri) abbiamo sale giochi ogni 200 metri, ed hanno inventato una malattia nuova: la ludopatia. (“Gratta e vinci” –“io ti gratto-  e Tu mi porti via lo stipendio, la vita e l’esistenza!”) Le macchine fotografiche non si vendono più. Avvolti dalla comunicazione di massa. I giornali cartacei fanno fatica, di telegiornali ne trasmettono a quintali, peraltro tutti uguali, spesso senza alcuna diversificazione tra loro; la televisione ha cambiato abito. Con la tecnologia che avanza, sembra di essere in ritardo anche quando siamo in anticipo. I sociologi, ci indicano che l’impoverimento dei valori porta alla solitudine e, come conseguenza terapica, tanti trovano la comunicazione informatica, per essere presenti e sentirsi vivi, cioè avvolti da una comunità.

Il giornale è un crocevia d’informazione fornite sia dagli specialisti sia pure da persone che hanno voglia di comunicare la notizia. Gridare contro l’ingiustizia subita o semplicemente denunciare un disservizio od anche porre all’attenzione della collettività un fatto di cronaca degno di pregio, una storia di vita vissuta per indurre alla riflessione.

Un giornale che con la modestia, come compagna di viaggio, tenta la strada della prevenzione e della cultura alla portata di tutti, dell’informazione libera e non viziata dai compromessi che inficiano altrimenti il percorso di vera unità nazionale e di percorso risorgimentale, dove Risorgimento è sinonimo di risorgere e, non certo usurpazione di un titolo di mero fatto storico.

Il paese che si regge sul debito, camminerà con le proprie gambe, con il sostegno di uno Stato democratico forte, capace, sicuro, che sostiene il cittadino, smettendo di farlo sentire suddito- pagatore, inebriato dalla droga dei processi infiniti e spesso mal fatti. Ed ecco che una informazione libera e sociale, crea valora aggiunto, quel plus valore di cui ognuno di noi, svegliandosi la mattina sente di averne bisogno come propulsore delle nostre intense giornate per le opere che ci accingiamo a compiere. Ed è importante che siano opere buone.

Le nostre rubriche ospitano gli argomenti che riguardano la vita di tutti noi.